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Renault Floride, il fascino alla guida

Ecco svelata la settima soluzione del nostro quiz sulle auto storiche: una vettura che vide come testimonial anche Brigitte Bardot

Vi abbiamo messo alla prova, non vi teniamo più sulle spine: ecco la settima soluzione per il quiz sulle auto storiche. Non era una puntata facile, ma adesso vi illuminerete: di fronte a quest’auto che evoca anche un sorriso famoso. Quello di una leggenda come Brigitte Bardot.

La vettura protagonista di questa tappa era infatti Renault Floride. Auto dalle diverse sfumature e tappe, che ha molto da raccontarvi.Un’auto, una storia da condividere

Storia e versioni

Quella che fa parte della collezione Renault Paglini è un’auto che risale agli anni Sessanta ed è completamente originale: nella verniciatura ha mantenuto il colore.

Tre i modelli nella storia di Floride. Il primo con il pianale Dauphine e una carrozzeria cabrio: non spider, perché ci sono i due posti supplementari nella parte posteriore. In qualche caso si poteva levare la cappotta e agganciare un tetto in metallo.

Poi il modello che potete ammirare da Renault Paglini. Usciva nel frattempo una R8 con una meccanica completamente rinnovata, da 850 a 950, freni a disco e in generale prestazioni migliori. Con quest’ispirazione ecco Floride S: da fuori può apparire uguale alla precedente auto, ma la meccanica è appunto differente.

C’è poi un’ultima nata. Che cambia però anche nome: da Floride si arriva a Caravelle. Motore e meccanica della R8, da 950 a 1100. Con un motore più performante dunque.

Creatività e bellezza

Floride evoca anche creatività italiana, perché un primo modello in scala fu realizzato dal direttore generale della Ghia, Giovanni Savonuzzi.

Ed evoca pure bellezza all’ennesima potenza, perché appunto nel 1959 come testimonial dell’auto comparve Brigitte Bardot.

In Francia la storia commerciale di Renault Floride è molto interessante. In Italia era meno diffusa, per un motivo: quando fu messa sul mercato, non c’era ancora una rete ufficiale che invece arrivò pochi anni dopo, quando l’auto stava già uscendo dalla gamma.

Ma cosa significa guidarla? Che cosa trasmette quest’auto storica nel momento in cui ci si mette al volante? Lo spiega Giorgio Paglini: «Come Dauphine e tutte le auto con il motore posteriore, per noi italiani era una novità. Non avevamo in quel periodo alcun prodotto con questa caratteristica: ricordiamo che stiamo parlando di fine anni ’50 e inizio ’60. Quindi alla guida appariva leggera davanti, pesante dietro. Per chi guidava in modo più sportivo, bisognava essere capaci di correggere con un lieve controsterzo».

Un viaggio affascinante nella storia a cui vi ringraziamo di aver partecipato. Non finisce qui, perché vi coinvolgeremo ancora in altre iniziative legate al mondo delle auto storiche. Restate sempre sintonizzati.

 

Un dettaglio

 

 

 

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